Piccini 1725-2025

Sul finire del 1725 si spegneva a Nona di Scalve lo scultore Giovanni Giuseppe Piccini, nato nella stessa contrada – la più alta e remota della vallata – nel 1661. “Intaliatore di Scalve”, come si definiva lui stesso, rappresenta indubbiamente una delle figure culturalmente più importanti che questa piccola ma incantevole porzione della montagna bergamasca abbia espresso nella sua storia millenaria.

A trecento anni dalla sua scomparsa, la comunità della Val di Scalve intende dar vita a un programma organico di iniziative che contribuiscano a dare il giusto risalto a Piccini e alla conoscenza della sua opera. E al tempo stesso, ripercorrendone le tracce, condurre i visitatori alla scoperta della nostra Valle per una volta seguendo non la partitura delle sue bellezze paesaggistiche o degli elementi di interesse già consolidati – come la Diga del Gleno – ma attraverso il filo di alcuni dei suoi tesori artistici più preziosi. L’arte e più ampiamente la cultura non solo come elemento cardine della memoria collettiva, ma come elemento costitutivo di un’identità sempre in divenire che ha bisogno di non smarrire le proprie radici e, al contempo, di nutrirsi di bellezza, consolidando il senso di comunità e i rapporti di collaborazione all’interno della Valle.

Il progetto legato al tricentenario di Piccini ha registrato l’adesione di diversi soggetti importanti del territorio, coordinati da Scalve Mountain: la Comunità Montana di Scalve, le amministrazioni comunali, le parrocchie che compongono l’Unità Pastorale di Scalve, le biblioteche comunali, gli uffici turistici e il gruppo di lavoro della locale Sottosezione CAI che coordina il cammino de La Via Decia.